A Roma non si fa in tempo a riprendersi da una meraviglia, che ci basta girare la testa per trovarcene di fronte un’altra. Come nel caso del quartiere Coppedè, appena visitato, dal quale non facciamo in tempo ad allontanarci che veniamo catapultati in un’altra epoca, un’altro stile, un’altra dimensione: è il caso di Villa Albani.

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La Storia

Finita l’edificazione nel 1758 per mano dell’architetto Carlo Marchionni, Villa Albani iniziò il suo veloce cammino verso l’essere uno dei centri culturali più ricercati e preziosi della storia dell’epoca. Voluta dal cardinale Alessandro Albani, nipote di Papa Clementi XI, la costruzione della villa fece riscrivere la carta di Roma, proprio per includerne la locazione. Includeva un giardino all’italiana, molte fontana ed edifici minori, fino ad uno spazio riservato a finte rovine, appositamente organizzate con veri frammenti archeologici.
La struttura interna della villa prevedeva dei percorsi attraverso le innumerevoli collezioni d’arte del cardinale che, capovolgendo lo stile dell’epoca che prevedeva l’accumulare opere sugli scaffali preferì selezionare i reperti e posizionarli in modo tale da creare dei piccoli viaggi da far intraprendere ai visitatori, dei veri e propri itinerari emozionali immersi nelle rappresentazioni del Tintoretto, del Perugino, di Gherardo delle Notti (olandese di nascita e romano di adozione, grandissimo estimatore di Caravaggio). Gran parte delle opere del cardinale, però, furono da lui stesso vendute a causa dell’enorme mole di denaro che fu investita per la costruzione della residenza.
La villa, nei secoli, è passata tra le proprietà di alcune delle più potenti famiglie italiane, arrivando ora ad essere posseduta dalla famiglia Torlonia.

Come Visitarla

Villa Albani non è un luogo come tutti gli altri, per la sua storia passata e per quella attuale. Non è infatti possibile visitarla liberamente, ma solo sotto autorizzazione dei principi Torlonia. Per tentare la fortuna e provare ad entrare in uno dei luoghi più illuminati e allo stesso tempo in ombra dei nostri tempi, potete cliccare qui.

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