Ora che siamo a Piazza del Popolo, nel cuore di Roma, i posti da vedere sarebbero moltissimi. Ma forse tutti un poco scontati: sarebbe molto comodo andare a Piazza di Spagna, per sedersi sulla scalinata, così come arrivare anche a Piazza Venezia e godere del Milite Ignoto che si staglia all’orizzonte.
Noi invece vogliamo portarvi più in là, dove con qualche decina di minuti di passeggiata, o pochi istanti in bus, si può arrivare nella zona più strana di Roma: il quartiere Coppedè.

Le Origini

È il 1915 quando la Società Anonima Edilizia Moderna, di recente costituzione e fondata dai fratelli Cerruti, acquista a Roma 31.000 metri quadri di terreno in una zona che già all’epoca era considerata di fascia medio-alta, e cioè quella compresa tra i Parioli e i quartieri Trieste e Salario. Affidarono i lavori a Gino Coppedè, fiorentino di nascita e romano di adozione, già salito agli onori della cronaca architettonica per il suo modo del tutto nuovo e visionario di intendere l’edilizia. Il suo gusto, la sua professionalità e le sue visioni hanno dato un timbro del tutto unico al quartiere, tanto da prendere il suo nome.
È tutt’ora incerta la data esatta di inizio lavori, ma di sicuro c’è il risultato che è arrivato intorno agli anni ’30, dopo la morte di Coppedè e portato a termine da Paolo Emilio Andrè. Non fu facile per nessuno dei due riuscire a portare avanti la costruzione del quartiere, visto l’ostracismo di varie associazioni che non vedevano di buon occhio il progetto, ritenuto troppo innovativo per l’epoca.

I Luoghi

Il quartiere Coppedè, con i suoi 18 palazzi e i ventisette tra edifici e palazzine, regala delle perle in ogni angolo.
Se l’estetica, nel complesso, è un’armoniosa e utopica insieme di stili (il Liberty, lo stile romano, il medievale), è nei particolari che si nascondono le vere idee di Coppedè.
Come ad esempio l’arco di ingresso al quartiere (copia esatta di quello presente nel film Cabiria, del ’14), costruito tra due palazzi e ricco di orpelli e decorazioni, tutti asimmetrici tra loro. Sotto l’arco, un enorme lampadario in ferro battuto sprigiona tutta la sua potenza decorativa.
La Fontana delle Rane, rialzata di pochi centimetri dal terreno e abbellita, appunto, con anfibi che spillano acqua così come da enormi conchiglie sorrette da mezzi busti.
Molte delle case furono scelte come scenografia per alcuni film, come L’uccello dalle Piume di Cristallo e Inferno di Dario Argento.
Sono presenti, tra le altre cose, anche le ambasciate di Sudafrica, Marocco e Bolivia.
Da sottolineare che il progetto di Coppedè non si è fermato agli esterni, ma è arrivato a permeare anche tutte le stanze delle case, dai bagni decorati con mosaici in stile pompeiano alle caldaie di rame, innovativi (all’epoca) citofoni e soffitti a cassettoni.

A pochissimi minuti da ADA Rooms, insomma, c’è quello che si chiama quartiere ma che per peculiarità e bellezza, sembra quasi essere un’altro mondo.

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