Dopo aver girato per i vicoli di San Saba, esserci fermati al fresco dei suoi giardini ed aver goduto degli odori del mercato, il percorso naturale da intraprendere è quello che ci porta, scendendo da via di San Saba, su Viale Aventino. Da lì, girando a destra e proseguendo per poche centinaia di metri, ci troveremo esattamente in mezzo a due dei luoghi più rappresentativi dello splendore dell’Impero Romano, e suggestivi al punto da essere tutt’ora visitati e frequentati da migliaia di turisti ogni giorno: il Circo Massimo alla vostra sinistra, e le Terme di Caracalla sulla destra.

Il Circo Massimo, con i suoi oltre duemila anni di Storia (e di storie), è rimasto praticamente invariato nella sua finalità d’uso: se prima i suoi 600 metri di lunghezza ospitavano gare di cavalli a cui potevano assistere fino a 250.000 persone, ora si divide tra eventi di carattere politico/sociale e grandi concerti (l’ultimo quello di David Gilmour dei Pink Floys, il prossimo di Bruce Springsteen). Un’enorme vasca, che in antichità era centro di aggregazione e socialità e che ancora unisce migliaia di persone che condividono momenti davvero unici.

A sinistra ci troveremo a percorrere il fianco delle Terme di Caracalla, all’epoca della costruzione pensata come una vera e propria SPA dei nostri giorni. Approvvigionata grazie ad un ingegnoso quanto complicato sistema di irrigazione, per circa 300 anni le Terme furono largamente utilizzate soprattutto dagli abitanti della zona. Abbandonate per molti secoli, ed utilizzate nel frattempo come campo per inumazioni e come fonte di materiale per altre costruzioni (il Duomo di Pisa e la Chiesa di Santa Maria in Trastevere hanno nella loro struttura parti delle Terme di Caracalla), sono state poi ristrutturate e messe in sicurezza. Ora sono scenografia di splendidi concerti di musica classica, nonché luogo preferito dai podisti di tutta Roma grazie alla pista di atletica costruita per le Olimpiadi di Roma del 1960.

Non bisogna dimenticare che questi due spazi aprivano, ed aprono tutt’ora, la strada per arrivare al Colosseo. Fanno, insomma, da porta a quello che probabilmente è il monumento più famoso del mondo.
Un impegno gravoso che, duemila anni dopo, ancora svolgono egregiamente.

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